Timori

Ho pensato più di qualche volta a come cambierà il mondo del lavoro che già prima di questa crisi sembrava difficile e talvolta inadeguato; bene se sembrava che negli ultimi anni la situazione si stesse sanando, questa pandemia che ha bloccato il pianeta l’ha distrutto ancora di più! mi è già capitato di leggere varie stime e sembra che in seguito all’emergenza milioni di persone avranno perso il loro lavoro e che quindi ci sarà un forte aumento della disoccupazione, più che giustificata direi visto che al momento svariate imprese che già si trovavano sull’orlo del baratro sono state praticamente distrutte.
Quindi mi chiedo: che sarà di noi che ci stavamo prodigando verso questo nuovo mondo che già sta cadendo a pezzi?

A.A. Belardo, 5N

Paure

Mi spaventa molto un cambiamento radicale nelle abitudini di vita di tutti noi per il semplice motivo che non sappiamo cosa potrà succedere in un futuro prossimo al virus. Però, come ci insegnano la teoria di Darwin, è un meccanismo di continua evoluzione e chi non ci sta dietro è fuori dai progetti di vita futura.

M. Marino

Elia Faverzani – Una scuola dopo il Covid-19?
L’uomo accumula cultura, sapere e nozioni da tempo immemore; l’uomo impara costantemente, qualsiasi sia la situazione in cui si trova. Ci sono ambiti del sapere che vengono semplicemente conservati, altri che vengono rielaborati e perfino alcuni costantemente nascosti (a questo proposito ho trovato interessante la storia narrata ne “Il nome della rosa” di U. Eco). E da tempo immemore esistono un luogo o un’attività deputati all’insegnamento: non perché non si possa imparare da soli, men che meno per manie di protagonismo di “luminari” o profeti (forse talvolta è stato così); semplicemente è opinione radicata nella maggior parte degli esseri umani che esista un insieme di nozioni e di esperienze che devono essere trasmesse alle generazioni successive perché esse possano affrontare al meglio la vita. E se le modalità cambiano non cambia la sostanza: gli insegnanti devono guidare gli studenti nel loro cammino di crescita, anche quando essi stessi non hanno idea di cosa succederà come in questo tempo. Le storie di avventura ci insegnano che nei momenti di difficoltà, quando non si sa quale strada prendere, la cosa migliore da fare è guardarsi alle spalle e cercare un aiuto in chi situazioni simili le ha già vissute; non è un caso che nei primi giorni dell’emergenza molti citassero e prendessero ad esempio le opere di Boccaccio, Manzoni o Camus per cercare i precedenti di quanto stava succedendo nel nostro paese. La scuola dovrà adattarsi come tutti gli altri aspetti della nostra vita e probabilmente da questo punto di vista abbiamo molti meno esempi da seguire, e chi dovrà decidere avrà ben pochi punti di riferimento. Ecco dove sta la conoscenza nuova, quella non conservata nelle biblioteche e non scritta nei libri: come recita l’adagio “la necessità aguzza l’ingegno”, chi avrà la capacità di rispondere ad esigenze nuove aggiungerà un’esperienza nuova alla conoscenza umana e, secondo il principio darwiniano dell’evoluzione delle specie, chi si adatterà potrà superare la crisi. Il destino della scuola lo sapremo solo quando riaprirà.

Quando la scuola non c’è…
Non ho molto tempo per scrivere, ma due righe su questi giorni le voglio stendere. Nonostante il tempo a casa sia tanto, così come potrebbe esserlo quello libero, mi sto impegnando in ogni modo a portare avanti svariati programmi, scolastici o non, per vedere cosa effettivamente si può fare nel proprio tempo libero e, chiaramente, anche per arrivare il più preparato possibile all’esame di maturità. Sì, perché secondo me l’esame alla fine del quinto anno si può definire di nuovo “di maturità” rispetto agli altri anni, perché proprio in questo anno scolastico completamente stravolto dall’emergenza coronavirus si vede chi porta avanti i propri studi con maturità e indipendenza, e perciò si vede chi, secondo me, sarebbe in grado di affrontare il mondo del lavoro e quello universitario.
La scuola? penso che questo modo di fare scuola sia molto interessante e credo che con un po’ di buona volontà da parte sia di studenti che professori, possa risultare anche parecchio produttivo – questo, almeno, è ciò che sto vivendo io. Perciò mi piace il nuovo metodo di “fare scuola” anche se, purtroppo, è stata necessaria una pandemia per trovare una via di “rinnovo” per la scuola.

Atuan

Uomini o caporali?

Credo che quello che stiamo vivendo oggi sia qualcosa che supera di gran lunga le nostre comprensioni e vada oltre le nostre capacità di difesa. Immagino l’Italia come un albero, con radici, rami e foglie; ecco, le foglie siamo noi italiani, i rami sono i commercianti, le scuole, le aziende, mentre le radici sono lo Stato. Ecco però, che si aggiunge un elemento estraneo all’habitat naturale dell’arbusto, ovvero l’edera. Questo simpatico rampicante ci sta uccidendo, ci soffoca dall’esterno impedendoci di respirare come vorremmo, ci reclude nelle nostre dimore soffocandoci. Ci sentiamo vittime. Parlo per esperienza personale dicendovi che le frasi che ho sentito più volte ripetermi in questi giorni sono state: ” Tanto a noi non ci uccide.” , ” A noi non fa niente.”, “Noi no, solo i vecchi muoiono.” Noi, noi, noi, solo noi…e gli altri? Mi si gela il sangue. Siamo egoisti, non c’è null’altro da aggiungere; riusciamo solo a pensare a noi stessi e quando le cose si fanno grigie come reagiamo? Scappando, se possibile. Ma possiamo essere meglio di così : ora, tu che mi leggi, piccolo diciasettenne invincibile, prova a mettere nella frase di prima, al posto di “vecchi” i nomi dei tuoi nonni, o addirittura il nome della tua mamma, e del tuo babbo. Ora prova a chiudere ed immagina una vita senza di loro,senza la tua famiglia, da solo. Si tu sei invincibile, forse, ma loro no purtroppo, ed allora ti prego di proteggerli facendo l’unica cosa che ti è più difficile: ascolta ciò che ti si viene detto, ubbidisci, non per te stesso ma per il bene delle persone a te vicini, stai a casa, e vedrai che quando supereremo tutto questo, una casa in cui tornare ci sarà.

Federico B.

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