In un angolo remoto della nostra scuola, si trova un piccolo pezzo di storia dell’informatica, di cui molti non sono a conoscenza:

IL MUSEO DELL’INFORMATICA

Cosa puoi vedere?

Numerosi prototipi di calcolatori in uso fin dalla seconda metà degli anni ’50;

La Programma 101 (o P101) dell’Olivetti, un computer con stampante integrata, sviluppato dalla ditta italiana tra il 1962 e il 1964, ed in seguito prodotto tra il 1965 e il 1971; esso può essere considerato il primo personal computer;

Due calcolatrici elettronico-meccaniche (DIVSUMMA M24 e DIVSUMMA 14) che erano in grado di compiere le quattro operazioni fondamentali: esse erano molto utili per quegli anni, anche se di notevoli dimensioni;

Il PDP 11/03, un calcolatore non provvisto di un hard disk per la memorizzazione, che necessitava per il suo funzionamento di due floppy disk contenenti uno il sistema operativo e l’altro una sola applicazione;

HP 1000 (Gedeone), un elaboratore caratterizzato da circa 40 MB di memoria con la possibilità di eseguire solo un sistema operativo e un’applicazione che poteva essere salvata in memoria.

Abbiamo intervistato Mauro Scrivani, custode del museo.

Quando e come nasce l’idea di creare un museo?

L’idea nasce intorno al 2008, con la necessità di liberare un magazzino che conteneva vecchi calcolatori che sarebbero stati eliminati: questo portava nell’aria un dispiacere generale poiché erano diventati dei veri e propri pezzi da collezione.

Come è stata vissuta questa esperienza?

L’opportunità è stata colta come un modo per restituire alla scuola tutto quello che lei ha dato a noi e che continua a darci.

Da dove provengo i vari pezzi?

Tutti gli strumenti presenti provengono dai laboratori di informatica ed elettronica; altri invece sono donazioni di pezzi personali da parte di alcuni colleghi.

Chi ha collaborato al progetto?

Al progetto, oltre a Mauro, hanno partecipato professori di indirizzi diversi che si sono occupati sia della parte hardware, riparando le parti danneggiate, che della parte software.

Che cosa succede quando un elaboratore si danneggia? Si può riparare?

I pezzi di ricambio non si trovano facilmente perché, inizialmente, ogni casa produttrice utilizzava un hardware differente da qualsiasi altro.

Purtroppo, il nostro museo è destinato a deteriorarsi, sia perché gli elaboratori “soffrono” rimanendo fermi, sia perché sono già stati utilizzati, e sono diventati molto delicati.

Da dove arrivano i mobili presenti nel museo?

Il mobilio è stato preso dalle aule dell’ISII ed è stato restaurato.

Per esempio, le cattedre su cui poggiano gli elaboratori erano parti delle vecchie bobinatrici presenti in alcuni laboratori, a cui è stata tolta la parte superiore.

Con queste scelte si cerca di ricreare un ambiente che richiama il tempo “antico” dei calcolatori.

Si può visitare il museo?

Sì. Basta rivolgersi a me, presso la palazzina C, nell’aula C011.

Quali sono gli obiettivi per il futuro?

L’obiettivo principale è quello di ottenere maggiore visibilità: infatti si sta pensando di trasferire il museo nei locali dell’ex-biblioteca, in modo che sia maggiormente visibile sia ai genitori che agli alunni.

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